Misura per misura

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«Gli sarà fatto com’egli ha fatto: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente». (Levitico, 24, 19-20)

Pochi frammenti esprimono un’idea della giustizia come retribuzione implacabile con la sintesi e l’immediatezza di questo passaggio tratto dall’Antico Testamento. (Per l’edificazione di chi legge, l’episodio si conclude con la lapidazione di un blasfemo, in obbedienza alla prescrizione divina.)
Ma non si tratta dell’unica concezione di giustizia appartenente alla tradizione occidentale; ce n’è una di segno diametralmente opposto, basata sulla clemenza ed il recupero del reo, e la si può trovare nel Nuovo Testamento:

«Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Luca, 19, 8-10)

Anche l’ultimo dei peccatori, anzi, soprattutto l’ultimo dei peccatori, può ravvedersi e sperare in una seconda opportunità.
Cos’è quindi la giustizia? È più giusta la punizione della colpa, o la possibilità di riscatto? È questa la domanda intorno alla quale Shakespeare costruisce Misura per misura – una domanda che non consente di cavarsela con una risposta semplicistica.
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