You’re handsome

Minami shineyoEra un po’ che volevo scrivere qualcosa, ma la scarsità di tempo, la preoccupazione per l’esame in avvicinamento ed un po’ di sana pigrizia hanno finito per farmi desistere. Ultimamente però mi è capitato di vedere la serie coreana 미남이시네요 (Minami shineyo), e visto che l’ho trovata piena di riferimenti interessanti, ho deciso di fare lo sforzo…

Go Mi-nyeo (Park Shin-hye) conduce una vita pacifica presso il convento dove è cresciuta, in attesa di prendere i voti, senza sospettare di essere in un drama e che quindi cambiamenti repentini si nascondano dietro ogni angolo. Le si presentano sotto le spoglie del manager del fratello gemello, Go Mi-nam, che sta tentando di sfondare come idolo pop: dovrebbe firmare un contratto che lo farà diventare il quarto membro del famosissimo gruppo pop A.N.JELL, consentendogli di realizzare il proprio sogno. Il problema è che Mi-nam è bloccato negli Stati Uniti per cause di forza maggiore, e dovrà essere lei a prenderne temporaneamente il posto.
 
Mi-nyeo è esitante, ma la somiglianza trae tutti in inganno, e così la Nostra va a vivere insieme agli altri tre A.N.JELL, dove porta scompiglio: se Kang Shin-woo (Jung Young-hwa) si accorge ben presto che Mi-nam è una ragazza e di innamora di lei, Jeremy (Lee Hong-ki) si scopre attratto da lei senza sapere che si tratta di una ragazza.  È il terzo, il carismatico ed arrogante Hwang Tae-kyung (Jang Geun-suk, già salito agli onori di questo blog grazie alla serie Beethoven Virus), ad esserle più ostile. Cerca in ogni modo di buttarla fuori, e quando scopre il suo segreto, pensa di usarlo a tale scopo. Senonché Tae-kyung, suo malgrado, prende un certo gusto a battibeccare con Mi-nyeo, finisce per tirarla sempre fuori dai guai, e trattandosi si un drama, il risvolto romantico non tarda ad emergere, ma il tempo stringe: il ritorno del vero Mi-nam non è lontano, mentre un reporter ficcanaso mette in pericolo il segreto di Mi-nam…
 


Mi-nyeo si traveste da Mi-nam ed entra negli A.N.JELL (episodio 1)
Prima osservazione: un’altra serie in cui compaiono identità segrete e gender bending! Nella breve presentazione della trama che ho letto, You’re handsome veniva spacciato per una serie sulla vita "dietro le quinte" di un gruppo pop, perciò speravo non dico in una ricostruzione credibile, ma almeno in una ricostruzione di un qualche genere, ed invece, manco a farlo apposta… (non che il tradimento delle aspettative mi sia stato molesto ).
La scrittura non è eccezionale; la serie si lascia guardare, senza particolari picchi, ma il bello (ci si diverte come si può) è che è piuttosto agevole da smontare: gli sceneggiatori hanno fatto man bassa senza vergogna di cliché narrativi, senza nemmeno peritarsi di nasconderli sotto il tappeto.

Il poligono preferito dagli sceneggiatori
Se si guarda un drama, non ci si può aspettare di  scampare al fatale triangolo. Qui gli autori, in particolare scadimento creativo, ne hanno messi in campo due, uno per ciascuno dei protagonisti: quindi abbiamo Hwang Tae-kyung e Kang Shin-woo in lizza per Mi-nyeo, ed allo stesso tempo Mi-nyeo e la modella fidanzatina di Corea Yoo He-yi in competizione per Tae-kyung. È incredibile come questo particolare elemento narrativo non manchi mai.
Nel caso specifico, la presenza di Shin-woo (cavalier servente) serve per rendere consapevole Tae-kyung (tipo ore-sama) dei propri sentimenti verso Mi-nyeo (protagonista inetta); suona trito e ritrito? Forse Hana yori dango e la costellazione di imitazioni ci dicono qualcosa. Invece He-yi? Vediamo subito a cosa serve lei.
 


Mi-nyeo canta Maldo eopsi lasciando tutti senza parole (episodio 7)

La protagonista inetta e la rivale sgamata

Quello della protagonista inetta è uno stilema su cui ha attirato la mia attenzione la webmistress di questo sito, avida lettrice di manga ed autrice di alcune osservazioni illuminanti (cercate sotto la voce "Shoujo manga plot devices" ). Mi-nyeo, la nostra eroina, non fa che cacciarsi nei guai, richiedendo ogni volta l’aiuto di uno o più degli affascinanti fustacchioni di contorno, che così hanno tutto l’agio di mostrare a lei ed al pubblico il lato più cavalleresco del proprio carattere; inoltre è anche spaventosamente tonta, incapace di leggere fra le righe (ma neanche sopra, o sulle righe stesse!) e priva di buon senso.
Questo tipo di personaggio è estremamente ricorrente nei manga quanto nei drama e sorge spontanea la domanda: perché mai? Io ho varie teorie. La prima, che troverebbe applicazione ben più ampia del solo campo orientale, è che un’eroina tonta favorisce l’identificazione senza complessi di inferiorità (questa mi è venuta in mente pensando al personaggio di Bella Swan).
La seconda è nata pensando al confronto impari con la Rivale. Perché non basta che la Nostra abbia una rivale: la Rivale è sempre bellissima, alta, affascinante, intelligente ed amata da tutti. La Nostra è piccolina, come abbiamo visto non brilla per intelligenza, ed in genere non ha nemmeno particolari talenti; ciononostante, sarà lei ad avere la meglio, conquistando il cuore del Nostro (che, tristemente, sembra essere l’unica cosa che conta). Cosa rende la Nostra così desiderabile? La Nostra è pura, ingenua e kawaii. Ma si potrebbe anche rispondere che a renderla irresistibile è la sua vulnerabilità, il suo essere inoffensiva e bisognosa di protezione, confermando la prerogativa maschile della forza. Viceversa una donna di successo sarà dipinta come minacciosa (non di rado le Rivali infatti si rivelano autentiche arpie, ed è questo anche il caso di He-yi).

Appello in favore della spalla comica
In buona parte delle storie di gender bending o cross dressing che mi è capitato di leggere o vedere sinora, c’è un personaggio che non si è reso conto dell’identità della Nostra e si tormenta creando situazioni comiche. In You’re handsome l’ingrato ruolo tocca a Jeremy, il batterista degli A.N.JELL, il quale avverte subito che c’è qualcosa di particolare in Mi-nyeo, ma si convince di essere lui ad avere grossi problemi.
 


(la dura vita della spalla comica)
Ora, la cosa triste è che la spalla comica non viene mai preso in considerazione come possibile controparte romantica della Nostra; da parte degli sceneggiatori è un’autentica crudeltà. Perché non dare anche a loro una chance? Perché ad avere la meglio finiscono per essere sempre il fustacchione gentile dal fascino adulto o, più soesso ancora,  il tipo antipatico che nasconde un cuore d’oro? Un giorno vorrei vedere un manga od un drama che, invece di finire tra le lacrime, veda la Nostra affrontare il domani insieme alla spalla comica, a suon di risate.

Mistero dietro la nascita di uno dei protagonisti
Dopo Marmalade boy è un cliché di cui non ci si è riusciti a liberare. Sempre più spesso dietro alla nascita di uno o di entrambi i protagonisti gli sceneggiatori celano un segreto che rischia di compromettere i loro rapporti, o meglio ancora ventilano l’ipotesi che siano fratelli o fratellastri. Naturalmente poi non è così, ed i Nostri possono  – dopo aver molto penato – tirare un sospiro di sollievo insieme agli spettatori.
Non so perché venga usato così spesso, in genere appare pesante e superfluo (era questo il caso in Coffee prince, e lo è anche in You’re handsome).

Titolo originale: 미남이시네요 (Minami shineyo)
Televisione: SBS (Corea del Sud)
Anno: 2009
Episodi: 16
Per vedere la serie sottotitolata in inglese: www.mysoju.com

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The 1st Shop of Coffee Prince

Coffee Prince - www.amazon.comStavo facendo tutt’altro, immersa nello splendido grembo della natura della bergamasca, quando all’improvviso mi è venuta voglia di scrivere un post su Coffee Prince. Le mie sinapsi riescono ancora a stupirmi.

Eun Chan (Yoon Eun Hye) ha 24 anni ed un discreto carico di responsabilità: per mantenere la madre vedova e la sorella liceale che vuole fare la velina (tutto il mondo è paese ^^;) fa tutti i lavori che le capitano a tiro, e mettere insieme i soldi per il mutuo ed il resto è il suo pensiero fisso.
Uno che non ha problemi di soldi invece è Han Kyul (Gong Yoo), o meglio, non ne aveva finché la sua famiglia non gli pone un ultimatum: o cerca moglie e si mette a lavorare nell’azienda di famiglia, o gli taglieranno i viveri. Messo alle strette, Han Kyul accetta: dovrà andare agli appuntamenti al buio organizzati dalla sua famiglia e gestire con successo un caffè scalcinato. Han Kyul però non ha alcuna intenzione di accasarsi, e l’incontro fortuito con Eun Chan gli dà un’idea per mandarli a monte: la ingaggia per fingersi il suo *ragazzo* in modo tale che le varie candidate, credendolo gay, si tirino indietro da sole.
L’espediente ha successo, e Han Kyul assume Eun Chan come *cameriere* per il caffè di prossima apertura: nel locale, che si chiama The 1st Shop of Coffee Prince, dovranno lavorare solo bei ragazzi (i "principi"), per attirare una clientela giovane e femminile. Proprio così: Han Kyul ha scambiato Eun Chan per un ragazzo. L’equivoco è anche scusabile: Eun Chan è un maschiaccio ed una vera attaccabrighe, è forte come un bue e mangia come una fogna. Dal canto suo, Eun Chan si dice che suo primo lavoro fisso val bene una piccola bugia… o no?

Naturalmente (siamo pur sempre in un drama) accade l’inevitabile, e fra Eun Chan e Han Kyul scocca la scintilla. Disastro! Han Kyul si trova a dover accettare di essere attratto da un altro uomo, mentre Eun Chan è macerata dal dubbio e dal timore di perdere il lavoro.

Il colpo di genio degli sceneggiatori, secondo me, è stato di intersecare questa linea della trama, un po’ da shōjo manga, con un’altra che le conferisse maggior spessore (ed attirasse spettatori di fasce di età più alte): i protagonisti questa volta sono Han Sung (Lee Sun Gyun) e Yoo Joo (Chae Jung Ahn).
La storia inizia con il ritorno di Yoo Joo dagli Stati Uniti, dove due anni prima aveva seguito l’uomo col quale stava tradendo Han Sung. Adesso però sembra voler ricominciare con Han Sung, che l’ha attesa per tutto questo tempo. Han Sung la accoglie a braccia aperte per poi darle il benservito dopo una notte, al solo scopo di ferirla. E qui, vi assicuro, ho fatto un balzo sulla sedia: pur ritenedomi quasi una veterana in materia di commedie sentimentali made in Estremo Oriente, non mi era mai, mai capitato di imbattermi in due personaggi positivi così poco edulcorati.
Yoo Joo ha un sacco di doti (intelligente, gentile, artista di talento e naturalmente bellissima, figurarsi), ma non riesce a vivere serenamente una relazione stabile a causa delle insicurezze che cova; Han Sung è  gentile e comprensivo, ha tollerato i suoi tradimenti e l’ha aspettata (il che fa molto eroe sdolcinato da soap), ma alla prima occasione la mortifica per risentimento, ed inizia a frequentare un’altra ragazza. L’edulcoramento si esaurisce sul piano materiale, visto che sono entrambi degli artisti (pittrice lei, compositore lui), e decisamente benestanti (mai che i protagonisti siano una parrucchiera ed un elettricista, eh!).

Le due trame si intrecciano perché la ragazza frequentata da Han Sung non è altri che Eun Chan, inoltre Han Sung è il cugino di Han Kyul il quale da tempo si porta dietro una cotta per Yoon Joo (sembra complicato, ma è davvero uno schema molto ricorrente).

La serie è leggera e frizzante, molto piacevole da vedere. Le gag tra i quattro camerieri, il vecchio barista zozzone ed il manager (Han Kyul) non si contano. Forse un po’ lente le ultime tre o quattro puntate, incentrate sulle beghe familiari di Han Kyul e piuttosto superflue nell’economia della storia (probabilmente sono state aggiunte per allungare un po’ la serie).

È sempre interessante osservare come cornici narrative già usate, se non straabusate, vengano riutilizzate dagli autori in maniera innovativa. Prendiamo il gender bending (non mi piace molto usare il termine inglese, ma l’equivalente italiano, "travestitismo", si presta a troppe ditorsioni): è vecchio come il mondo, e credo si trovi un po’ in tutte le tradizioni del mondo (tra gli antenati "nobili" si possono citare Boccaccio, Shakespeare e Stevenson, tra quelli popolari la fiaba Fanta-Ghirò raccontata da Calvino e la sua versione cinematografica omonima di Lamberto Bava – una pietra miliare della mia infanzia, tra l’altro). Si possono già fare varie osservazioni: sono quasi sempre le donne a travestirsi da uomini, ed è in quella veste che possono vivere svariate avventure, ma il lieto fine prevede un rientro nei ranghi e nei ruoli.
Ikeda Riyoko riempì la duplicità di genere della protagonista di Lady Oscar (Versailles no bara) di significati diversi: Oscar è alla ricerca di una emancipazione dalle costrizioni sociali (di genere e di rango) e di una giustizia sociale – una istanza che va messa in relazione con il periodo della pubblicazione: il Giappone degli anni ’70 in pieno boom economico e le (scarsissime) prospettive di realizzazione nella vita attiva per le donne dell’epoca. Più di recente è stato Hana-Kimi di Hisaka Nakajo (un fumetto tradotto anche in Italia e ben due serie televisive, prima o poi ne parlerò) a rilanciare con successo il gender bending sulla scena narrativa orientale (Giappone, Corea, Taiwan), stimolando la creazione di opere narrative che riprendono il medesimo tema, quando non imitazioni piuttosto smaccate.
Coffee Prince rientra per certi versi nel filone, ma lo sviluppa non senza originalità. Intanto il gender bending non è legato all’inquietudine del bender, bensì solamente a ragioni di interesse spiccio. Quello che vive l’intera faccenda in maniera probematica non è Eun Chan, bensì Han Kyul. Il fulcro del dramma non è il ruolo sociale di lei, bensì l’identità sessuale di lui. L’accettazione della propria presunta omosessualità è un percorso lungo e complesso che ha più spesso sfumature drammatiche che comiche (diversamente da Hana-Kimi).
Poi vabbé, Eun Chan è una ragazza e Coffee Prince una commedia sentimentale, perciò un lieto fine zuccheroso oltre ogni dire non ci viene risparmiato. Ma intanto l’accettazione della propria "omosessualità" da parte del protagonista (personaggio positivo e non "disordinato") e perdipiù in prime-time c’è stata; in Italia per molto meno si scatenano gazzarre impressionanti, vista la linea editoriale filoconservatrice prevalente (consiglio la lettura delle dichiarazioni di un ex Presidente della Commissione di Vigilanza Rai a cui porta il link).

Video tratto dal 9° episodio (nb: Han Kyul non sa ancora che Eun Chan è una ragazza)

Tutti i video presenti in questo post contengono spezzoni della serie montati sulle musiche originali. Questo delle musiche è un punto fondamentale,  perché è uno dei fattori decisivi del successo delle varie serie televisive dell’intera area (Corea, Giappone, Taiwan). Le musiche fanno da sottofondo ai dialoghi e non di rado li sostituiscono del tutto, sottolineando la tonalità emotiva della scena. Talvolta addirittura ciascun personaggio di una certa importanza ha un proprio tema musicale. Senza contare le canzoni orecchiabili che vengono speso utilizzate come sigle (quella di Coffee Prince è intitolata Lalala, it’s love, giusto per avere un metro del livello di canticchiabilità). Di questo prima o poi parlerò con maggior diffusione, perché è troppo interessante, e perdipiù costituisce un punto di fusione tra industria musicale e televisiva (è ovvio, le colonne sonore vendono un sacco e c’è una doppia spinta pubblicitaria reciproca a beneficio della serie & degli artisti).
Voglio dire, quando è stato mandato in onda Tutti pazzi per amore la scorsa stagione di Rai1 sembrava che i creatori della serie avessero scoperto l’America perché avevano inserito musiche con un qualche ruolo narrativo. Oooh, a Raifiction qualcuno ha scoperto l’esistenza delle colonne sonore! Chapeau!

Titolo originale: 커피프린스 1호점
Televisione: MBC (Corea del Sud)
Anno: 2007
Episodi: 17 + 1 special
Per vedere la serie sottotitolata in inglese: www.mysoju.com

Beethoven Virus

Ebbene sì, sono stata infettata anch’io dal Beethoven Virus! Si tratta di uno degli ultimi drama trasmessi dalla MBC ed ho iniziato a guardarlo durante la pausa pranzo. Purtroppo riesco a vederne solo una puntata alla settimana, ma ormai devo assolutamente sapere come andrà a finire!

Du Ru-mi (Lee Ji Ah) è una giovane impiegata comunale e detesta cordialmente il suo lavoro: è solamente un ripiego, perché il suo sogno nel cassetto è suonare il violino in un’orchestra. Non ha né il talento né la perizia tecnica necessari ed il suo sembra destinato e rimanere solo un sogno, senonché l’occasione le si presenta sotto forma di un fulmine a ciel sereno…
Quando Ru-mi scopre che i fondi destinati a finanziare il progetto culturale cittadino sono spariti, per salvare capra e cavoli mette insieme un’orchestra amatoriale, composta dai personaggi più improbabili: casalinghe, pensionati, impiegati e studenti che pur amando la musica non sono riusciti al pari di lei a farne una professione. Quello che Ru-mi non sa è che il direttore d’orchestra ingaggiato per dirigerli, Kang Gun-woo (Kim Myung Min), non è solo un professionista di fama internazionale, ma anche e soprattutto un grandissimo stronzo. Li considera delle autentiche nullità e guardandoli dall’alto in basso li demolisce uno per uno, con un gusto perverso.
La situazione si fa incendiaria con l’emergere dell’inaspettato talento di Kang Gun-woo (Jang Geun Suk), un vigile urbano che ha imparato a suonare la tromba da autodidatta. I due Kang hanno personalità molto diverse, come acqua e olio, ma si stimano per reciproco valore come musicisti. Il Maestro Kang decide di seguire la crescita musicale di Gun-woo, ed i due finiscono per instaurare un rapporto maestro-allievo estremamente conflittuale.

Visto che si tratta di un telefilm coreano, non può mancare il solito triangolo (davvero, sembra che senza almeno un triangolino i drama non possano nemmeno essere mandati in onda! ce n’è uno in tutte le benedette serie!); stavolta però le beghe amorose sono decisamente in secondo piano rispetto alle vicende dell’orchestra e dei singoli orchestrali, che (ri)trovano nel suonare insieme una dimensione che li aiuta ad affrontare i problemi e le frustrazioni della vita quotidiana.

(Ru-mi e Gun-woo strimpellano in un centro commerciale)

Insomma, una commedia sulla musica e sulle relazioni umane. Inscì avéghen.

La colonna sonora naturalmente è fantastica, ultimamente non ascolto altro mentre studio. Avrei preferito che non separassero i brani classici dagli altri: dovrò scaricare anche il secondo CD ;P

Il caso Jane Eyre

Il caso Jane Eyre - www.liberonweb.itIl caso Jane Eyre è stato una specie di caso editoriale, ma a dire il vero avevo messo in conto di leggero parecchio tempo fa, dietro consiglio di Pip (datato dicembre 2006: santo cielo quanto tempo è passato…). Accolgo i consigli di lettura con pochissime eccezioni, ma non sono mai tempestiva: aspetto il momento giusto… che alla fine arriva. Anche Il caso Jane Eyre ha avuto il suo momento.

Siamo in un 1985 distopico, in cui impazza la Guerra di Crimea e l’Inghilterra è governata nell’ombra da una gigantesca corporation, che per salvaguardare i propri interessi passa sopra la testa dele istituzioni ordinarie. Thursday Next, la nostra eroina, è un’agente delle Operazioni Speciali, il corpo di polizia, nella sezione letteraria: un lavoro che lascia poco spazio all’avventura – fino a che sul suo cammino non incrocia Acheron Hades. Suo ex docente di letteratura, Acheron è il terzo ricercato del Paese con una lunga lista di crimini all’attivo; un vero pericolo pubblico per cose, persone… ed opere letterarie, visto che grazie ad una macchina di nuova invenzione riesce a rapire Jane Eyre, minacciando la distruzione del celebre romanzo di Charlotte Brontë.
Riuscirà la nostra eroina a salvare la povera istitutrice inglese, assicurare Acheron alla giustizia, salvare i rapporti con il suo grande amore perduto, denunciare i misfatti della Goliath corporation e porre fine alla guerra?

Mah, non mi ha entusiasmata. Sono un po’ stufa dei libri che parlano di libri: li trovo nel complesso poco interessanti (quando non strabordano nel paranoico-persecutorio), al limite dell’onanismo letterario. Il fenomeno esiste e c’è a chi piace, ma non mi attira: trovo più intrigante mettersi in gioco che invocare una presunta purezza.
A parte la mia diffidenza per questo genere, è doveroso aggiungere che ci sono autori che sanno gestire l’autoreferenzialità con mestiere malizia, come Umberto Eco per citarne uno, ed altri che no, come Jasper Fforde. Si capisce ben presto che Il caso Jane Eyre è un’opera prima dalle tante ingenuità di cui è costellato il testo, dalla caratterizzazione evanescente dei personaggi al ricorso alle situazioni parallele nei rapporti Jane Eyre – Mr. Rochester e Thursday – Laden (nooooo pietà), alla smaccataggine del lieto fine totale, con soluzione di tutti i conflitti, trionfo del Bene e sconfitta del Male.
Per il resto mah, in quanto romanzo senza pretese non è neanche terribile; una lettura da metropolitana non spiacevole.

C’è una cosa che però non posso assolutamente perdonare a Fforde: ha fatto di Edward Rochester un cicisbeo piagnucoloso. Rochester?!?! Rochester è irruento, oscuro, passionale, cinico, scorbutico, ed ha un umorismo nerissimo.  L’operazione di Fforde è semplicemente insensata. Sarebbe come trasformare il dottor House nel dottor Ross.
Volete un assaggio di un autentico Mr. Rochester?

La traduzione è così così, ma sono cose che capitano quando, per accelerare i tempi, la si assegna a più persone.
Dovendo dare un voto… un 6 stiracchiato. Ho letto di peggio.

Autore: Jasper FFORDE
Editore: Marcos y Marcos   Anno: 2006 (Edizione originale: 2001)  382 pgg
Titolo originale: The Eyre Affair
Traduttori: Emiliano Bussolo e Daniele A. Gewurz
ISBN: 978-88-7168-436-9

Hotaru no Hikari

Eccomi ritornare ad uno dei miei vizi preferiti, le serie tv giapponesi (dorama). In realtà l’epilessia del mio computer mi costringe all’astinenza da diversi mesi, una tragedia! Ma visto che oggi per qualche misteriosa ragione non si è spento sul più bello, mi concedo di raccontare una delle ultime serie che ho visto e che mi è piaciuta. Hotaru no hikari ("La luce delle lucciole", ma anche "La luce di Hotaru", la protagonista), è stato tratto da un fumetto non eccezionale di nonmiricordopiùchi e trasmesso da NTV nel 2007.

Amemiya Hotaru (Ayase Haruka), giovane impiegata in una ditta di restyling immobiliare, nel privato è ben diversa dalla professionista dinamica e di classe corrispondente all’immagine di sé che dà in ufficio: in realtà è una himono onna, una "donna essiccata", ovvero una ragazza che indossa vecchie tute e preferisce stare a casa a bersi una birra piuttosto che uscire la sera. Ovviamente, uomini zero.
Naturalmente il destino è dietro l’angolo, sotto forma di Teshima Makoto (Katō Kazuki), giovane architetto che torna in azienda dopo aver vinto quintalate di premi all’estero e dichiara ad Hotaru il proprio amore. Riuscirà Hotaru a vincere ritrosie e paure ed a vivere la sua storia d’amore superando lo status di himono onna?
A complicare ulteriormente le cose ci pensa Takano Seiichi (Fujiki Naohito), che dopo il divorzio con la moglie decide di tornare a vivere nella casa dei propri genitori. Senonché la trova invasa dal casino ed occupata da una ragazza che si è addormentata per terra tra vecchi giornali e lattine di birra vuote: proprio lei, la nostra Hotaru! Visto che non ha nessuna intenzione di traslocare, i due finiscono per accordarsi, dividendo la casa a metà. La convivenza difficile tra l’ultracasinista Amemiya (soprannominata da Takano Ahomiya, ovvero "deficiente") ed il maniaco della pulizia Takano si preannuncia difficile; tuttavia raggiunge nonostante tutto un equilibrio a cui entrambi si abituano. Riuscirà Takano, che come se non bastasse è il diretto superiore di Teshima e Hotaru, a riconciliarsi con l’amore dopo la batosta del divorzio? Come reagirà Makoto alla scoperta che la sua ragazza vive insieme ad un altro uomo? E Hotaru preferirà la relazione da batticuore col suo ragazzo o la tranquillità domestica raggiunta con Takano? Ah, l’eterno triangolo.

Il video che ho scelto è l’antefatto della prima puntata e rende abbastanza bene l’atmosfera dell’intera serie.

Himitsu no Hanazono

Periodicamente ricado in uno dei miei vizi preferiti, ovvero guardare serie tv giapponesi (dorama). Questa volta è toccato a Himitsu no Hanazono ("Il giardino segreto", ma anche "Hanazono segreta"), trasmesso da KTV (del gruppo Fuji TV) nel 2007.

Tsukiyama (Shaku Yumiko), redattrice di una rivista di moda, viene trasferita dalla casa editrice al settore fumetti. Tutt’altro che entusiasta del cambiamento, diviene editor di Hanazono Yuriko, un’autrice celeberrima quanto enigmatica: nessuno l’ha mai vista, ma si favoleggia che sia una donna bellissima e perdutamente romantica. La verità è però ben diversa: dietro il nome di Hanazono Yuriko infatti si celano quattro fratelli (Wataru, Osamu, Satoshi e Hinata Kataoka, interpretati rispettivamente da Sakai Masato, Ikeda Tetsuhiro, Kaname Jun e Hongō Kanata) che prendono di mira la povera Tsukiyama vessandola in ogni modo. La sua onestà però ha la meglio, e la sua presenza finisce per scombussolare la situazione portando alla luce i segreti che i fratelli avevano nascosto per anni…
Poteva mancare la componente romantica? Naturalmente no! Quindi ecco servito un bel triangolo tra Tsukiyama, Wataru e Satoshi.

La sigla di apertura, che ovviamente mi piace un sacco e canticchio sotto la doccia, è Baby don’t cry di Namie Amuro.

Galileo

Riemergo dopo un lungo silenzio dovuto al fatto che sono piena di cose da fare! Ma com’è possibile? Avevo più tempo prima… il che è un tantino paradossale.
Comunque, il poco tempo libero che ho ultimamente lo passo a guardare dorama (telefilm). La scusa è che così miglioro il mio giapponese…

La mia ultima ossessione è Galileo, una serie prodotta e correntemente trasmessa da Fuji TV. Per certi versi mi ricorda X-Files, solo in chiave più leggera e pervasa da un’ (auto) ironia del tutto diversa.

La trama è piuttosto semplice: una giovane detective entusiasta ed a volte ingenuotta, Utsumi (Shibasaki Kou), si trova spesso faccia a faccia con dei delitti dai risvolti inspiegabili. Si affida allora alla consulenza di Yukawa-sensei (Fukuyama Masaharu), un docente di fisica della locale università soprannominato Galileo henjin (approssimativamente, "Galileo lo scoppiato") per la sua genialità mista a notevole eccentricità. Yukawa-sensei si preoccupa di dare una spiegazione scientifica degli eventi misteriosi che circondano i delitti mentre Utsumi assicura i veri colpevoli alla giustizia.
Naturalmente alla trama poliziesca si aggiunge il continuo scontro tra i caratteri diametralmente opposti dei due protagonisti – che è anche l’occasione per alleggerire l’atmosfera (e, per quanto mi riguarda, ridere a crepapelle, ma è anche vero che io ho un senso dell’umorismo contorto): Utsumi infatti si lascia coinvolgere dai vari casi e ci si butta a capofitto; Yukawa-sensei al contrario agisce in maniera tanto razionale da non sembrare nemmeno un essere umano e osserva ogni cosa con occhio clinico; per Yukawa-sensei la soluzione dei vari misteri non è che un passatempo, e del fatto che qualcuno sia morto e qualcun altro sia indagato sembra non interessargli un granché…

Comunque, la serie secondo me è esilarante, e se piace ad un’allergica alla fisica come me…

Anche la sigla finale del dorama è interpretata dai due protagonisti Shibasaki Kou e Fukuyama Masaharu, rispettivamente voce ed autore-produttore nonché chitarra e seconda voce ^^ (il video completo della canzone che fa da sigla è visibile qui).

Ecco, ancora una volta non parlo di libri (ne ho lì una pigna da recensire…) però almeno sapete come il perché. Forse era meglio se non dicevo niente… ^^;