Un viaggio che non promettiamo breve

viaggio che non promettiamoOccorre liberare il campo da un paio di equivoci. Innanzitutto, il librone di Wu Ming 1 non è un libro sulla TAV (ovvero la nuova linea ferroviaria Torino-Lione): non si discute del progetto, delle ragioni del sì e del no, anche se tutte queste cose c’entrano. Il secondo equivoco è che si tratti di una storia del Movimento No TAV: non è così, se alla categoria del saggio storico si associano requisiti di rigore, stretta aderenza ai fatti, e chiarezza espositiva.
Un viaggio che non promettiamo breve è una narrazione del Movimento No TAV valsusino.
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Duemilaediciotto

Anche nell’anno appena trascorso ho lasciato la contabilità a Goodreads (nel 2018 avrei letto 71 libri per un totale di 20’242 pagine), ma mai come nel duemilaediciotto i numeri raccontano solo una piccola parte di quello che la lettura è stata.
Sono tornata (forse troppo frettolosamente?) da un lungo soggiorno all’estero, ho cambiato tre lavori, ed ho affrontato grosse delusioni sia da me stessa che da persone e situazioni dalle quali avevo ragione di aspettare altro. Un marasma nel quale la lettura è stata uno spazio costante di pace e stabilità.
Ho anche scritto molto su asakiyumemishi, cercando di dare senso alla mia (piccola) partecipazione alla blogosfera con contenuti di buona qualità che sfidassero i miei usuali limiti in ampiezza e profondità; spero di esserci riuscita.
Vista l’intensità con cui ho letto e scritto, nel duemilaediciotto, fare classifiche è un esercizio particolarmente inutile, ma se mi guardo indietro ci sono dei libri che desidero celebrare per la loro bellezza e per la ricchezza di quello che mi hanno donato.

il grande gatsbyFrancis Scott FITZGERALD, Il grande Gatsby (trad. Fernanda Pivano, Einaudi)
Non posso che partire da Il grande Gatsby, ogni frase una scoperta folgorante e struggente. Mi sarebbe piaciuto parlarne sul blog e a lungo, ma mi mancano ancora gli strumenti e le parole per ricondurre al testo il groviglio di rabbia, tristezza, e dolcezza che mi si è avviluppato dentro leggendolo. Mi è rimasto dentro anche una volta finito il romanzo e chiusa la copertina; non conosco segno di riconoscimento migliore per un classico.

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Dicembre 2018

Libri del mese:
Christopher CLARK, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Laterza
Alessandro BARICCO, The Game, Einaudi
George R. R. MARTIN, Il trono di spade, Mondadori
Luciano NIGRO e Luciano SITA, Latte soldi e politica. Vent’anni di battaglie della Granarolo tra gli scandali della prima Repubblica e i crac di Cragnotti e Parmalat, Il Mulino
Ian McGUIRE, Le acque del nord, Einaudi
Robert CASTEL, L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi
WU Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte del movimento No TAV, Einaudi
ENCHI Fumiko, Onnazaka, Safarà
Richard STORRY, The Double Patriots: A Study of Japanese Nationalism, Chatto and Windus

Libri comprati:
Hubert SELBY Jr, Canto della neve silenziosa, Feltrinelli
Robert CASTEL, L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti?, Einaudi

Libri ricevuti in regalo:
Non un libro, ma un nuovo lettore di ebook, visto che ai tanti di maggio, per sbadataggine, ho rotto il mio meraviglioso Sony ormai fuori produzione e la ditta non presta più assistenza. Il nuovo modello è un Pocketbook Touch Lux 4. A farmi decidere sono stati la presenza di tasti (detesto lasciare ditate sullo schermo) ed il design tondeggiante.

Libri donati:
Carlo CALENDA, Orizzonti selvaggi. Capire la paura e ritrovare il coraggio, Feltrinelli (è il libro che sto regalando quest’anno)

Musica del mese:
Take That vecchi e nuovi. E dire che negli anni ’90 non li filavo di striscio.

Film del mese:
George CUCKOR, Scandalo a Filadelfia (The Philadelphia Story, Stati Uniti, 1940)
John HUSTON, Il mistero del falco (The Maltese Falcon, Stati Uniti, 1941)

TV del mese:
In Time With You (我可能不會愛你, GTV, Taiwan, 2011)

Orizzonti progressisti. Crisi di un progetto e necessità di un nuovo umanesimo

Orizzonti selvaggi_159x250Era uno di quei pomeriggi uggiosi così tipici dell’autunno milanese, in cui la pioviggine contro i vetri appannati e lo sferragliare sui binari isolano completamente dal mondo, e ci vuole una certa dose di consuetudine, o d’intuizione, per scendere dal tram alla fermata giusta. Nessuna delle due mi è stata di grande aiuto, ma sono riuscita lo stesso ad infilarmi in via Pierlombardo ed a prendere posto in teatro giusto in tempo per non perdere l’inizio della presentazione del libro.
Sebbene non abbia condiviso ogni argomentazione o punta polemica, ho ascoltato la presentazione di Carlo Calenda un senso generale di sollievo. Sollievo perché finalmente qualcuno si era deciso ad affrontare di petto il problema della debolezza di visione del progressismo. Un problema che è andato suppurando da almeno due decenni e che, inspiegabilmente, non è stato in cima all’agenda della classe dirigente (politica, intellettuale, giornalistica, imprenditoriale) di quello che resta del centrosinistra.
All’uscita da teatro i lampioni ormai erano accesi, le auto sfrecciavano sulle pozzanghere di viale Monte Nero, e io non vedevo l’ora di cercare confronto e conforto nel libro.

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