Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /3

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Circuito E: Sado-populismo
Sebbene la campagna referendaria per il Leave abbia attivato tutti questi circuiti – autocommiserazione, fantasia di oppressione, pathos del perdente eroico, retorica del buonsenso – il suo vero carburante è stato il disagio dei tanti che, negli ultimi dieci o vent’anni, hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita e opportunità di lavoro. E che non hanno viste prese sul serio le loro preoccupazioni, né dalle istituzioni nazionali né da quelle dell’Unione. Scrive O’Toole:

«[L’élite tecnocratica europea] ha dimenticato che povertà, disuguaglianza, insicurezza e senso di impotenza hanno ripercussioni politiche drastiche.»
«It [the European technocratic elite] has forgotten that poverty, inequality, insecurity and a sense of powerlessness have drastic political repercussions.» (p. 109)

Ciò che ha messo le ali alla campagna del Leave è stato dare a quel disagio «un nome ed un luogo – immigrati, e burocrati di Bruxelles» (p. 109) attivando tutti i circuiti di cui si è detto. Continua a leggere

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Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /2

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Circuito C: Eroismo del perdente
Il circuito cognitivo-emotivo che dà il titolo al volume riprende un topos narrativo squisitamente britannico che esalta fermezza, dignità e coraggio in situazioni dall’esito sicuramente catastrofico. Elevato a carattere nazionale, indice sicuro della superiorità della fibra morale britannica, è diventato la lente attraverso la quale sono state rilette le più disastrose imprese britanniche, specialmente in campo bellico e delle esplorazioni.
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Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /1

Heroic Failure_copertinaIl trionfo del populismo alle urne, particolarmente eclatante nel 2016 con la vittoria del Leave nel referendum sulla Brexit e con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, ha dato nuova linfa al genere letterario del “Com’è potuto accadere?”. (Ci si potrebbe anche chiedere come mai il patatrac non sia accaduto prima; e che indicatori abbiano monitorato gli osservatori per essere colti alla sprovvista ed arrivare trafelati a cercare spiegazioni ex post.)
Per quanto mi riguarda, mi sono appassionata alla vicenda della Brexit (ok, diciamolo, ne sono ossessionata), perché è drammatica e farsesca allo stesso tempo, e perché ho dei legami personali con Irlanda e Inghilterra. Approfondendo la questione mi sono imbattuta negli interventi del giornalista e commentatore politico irlandese Fintan O’Toole.
Nel suo libro adotta una prospettiva particolare: più che delle ricadute economiche o delle manovre di politica politicienne, si interessa del versante culturale e identitario, del ruolo giocato dalla coscienza del posto del Regno Unito (e soprattutto dell’Inghilterra) nel mondo nella scelta sul suo posizionamento strategico.
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Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Storia vera e terribileIl 20 luglio 1899 cinque immigrati italiani, tre dei quali fratelli, furono linciati a Tallulah, una sonnolenta cittadina della Louisiana. Dopo un breve scontro a fuoco, i cinque furono malmenati, legati, seviziati ed impiccati dalla folla. E non si è nemmeno trattato di un episodio isolato: solo pochi anni prima la folla, probabilmente incitata dalle autorità cittadine, aveva linciato undici detenuti italo-americani a New Orleans.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, il linciaggio di Tallulah sarebbe stato scatenato dallo sconfinamento di una capra dei fratelli nel terreno di un vicino. Perplesso dalla sproporzione fra offesa e reazione, Deaglio ha indagato sull’episodio; l’ha ricostruito e l’ha inserito nel contesto economico e sociale del delta del Mississippi, traendo conclusioni molto distanti da quelle della stampa dell’epoca. Continua a leggere

La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco

Vespa che fece il lavaggio del cervello al brucoNon deve stupire che chiuda questo mese dedicato all’orrore con un libro di divulgazione scientifica – nemmeno un libro ironico e scanzonato quanto La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco.
Matt Simon è un giornalista scientifico americano e da anni tiene una rubrica fissa su Wired in cui, con il piglio divertito e complice dello scienziato innamorato della propria materia, parla della creature assurde che si trovano in natura. Anche leggendo il libro ce lo si figura così, che si stappa una birra a fine giornata e, una luce eccitata negli occhi, inizia a raccontarti la sua ultima scoperta esordendo con “Non ci crederai mai, ma…”.

E ti racconta una cosa pazzesca, che ha dell’incredibile. In un primo momento si è contagiati dalla meraviglia, ma ripensandoci, il meraviglioso si vena di inquietudine: perché quello che sta raccontando è un mondo in cui la vita è una perpetua lotta che non ha nulla di romantico, e la volontà nient’altro che un equilibrio chimico dell’organismo.
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L’età dell’ansia

L'età dell'ansiaE così eccomi arrivata in fondo al quarto volume della serie della Storia degli Stati Uniti de il Mulino. Avevo in animo di leggerlo con calma il prossimo autunno, ma la partenza mi ha scombussolato parecchi piani, non ultimi quelli di lettura (nonché di gestione del blog).
Il libro di Parrish si occupa del ventennio lungo interbellico americano – un periodo decisivo che ha ridelineato la fisionomia della società, della politica ed anche dell’immaginario americani saldando Ottocento e Novecento. Mi limito a mettere in ordine qualche idea, qualche punto particolarmente interessante.

Gli statunitensi erano emersi dalla Guerra (dalla prima) piuttosto provati. L’economia era in espansione, non c’era penuria di cibo o altro, ma era ormai prevalente un sentimento di stanchezza nei confronti della mobilitazione. Continua a leggere

Come nasce una dittatura /2

Come nasce una dittaturaOltre all’opposizione esterna, rappresentata dai partiti socialisti, dal partito popolare e dalle testate che facevano riferimento ad essi, Mussolini doveva tenere a bada anche la sua maggioranza composita: il listone che aveva la maggioranza in parlamento era composta da fascisti, destra storica, nazionalisti e varie altre forze coalizzatesi in funzione anticomunista che non erano certo desiderose di promuovere la violenza.
Non solo: Mussolini doveva tenere insieme anche il Pnf, di cui Borgognone ricostruisce le due anime: da un lato lo squadrismo di provincia, incarnato da ras come Roberto Farinacci ed intellettuali come Curzio Malaparte, per i quali la timidezza del duce nel rivendicare l’assassinio e proteggere gli assassini era un segno del rammollimento prodotto dai palazzi romani; dall’altro i «revisionisti», nazionalisti sostenitori dello stato centralizzato e dei principi di legge e ordine, che da tempo chiedevano a Mussolini di arginare i raid violenti e l’esaltazione dell’illegalità e del “me ne infischio” degli squadristi. Continua a leggere