La nascita di una potenza mondiale /2

La nascita di una potenza mondiale.jpgLa campagna elettorale del 1912 vide contrapporsi a Theodore Roosevelt ed al suo “Nuovo nazionalismo” il democratico-progressista Woodrow Wilson con un programma di “Nuova libertà”. A marcare una distinzione fra i due programmi c’era la diversa attenzione alla composizione sociale statunitense: gli Stati Uniti stavano cambiando, e le sue varie minoranze erano sempre più attive e visibili. Wilson era più consapevole della crescente frammentazione culturale accelerata dalle ondate di “immigrati nuovi” non più provenienti dall’Europa nordoccidentale bensì da Europa orientale e Italia, che realisticamente non si sarebbero assimilati; delle tensioni create da segregazione razziale e discriminazione messe in atto dagli stati dietro la formula pudica «separati ma uguali»; delle rivendicazioni del diritto al’istruzione, alla proprietà e dei diritti politici da parte dei movimenti femministi; del ruolo di sostegno e sprone da sinistra dei progressisti giocato dai movimenti socialisti.
Wilson fu più capace di interpretare e mediare fra queste diverse istanze, ed ebbe la meglio. Continua a leggere

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La nascita di una potenza mondiale /1

The Great Republic-2Sono arrivata alla terza puntata, evviva! XD La Storia degli Stati Uniti de il Mulino è davvero una miniera di scoperte. Questa volta mi ha schiuso un punto di vista deangolato su un meccanismo economico del quale so davvero poco e su un evento storico del quale invece si conosce fin troppo. O forse si studiano tante cose tralasciandone altre più controverse?

Nell’ultimo quarto del diciannovesimo secolo l’economia americana crebbe notevolmente, seppure in maniera discontinua: l’incremento di produttività consentito dalla meccanizzazione finiva per creare ciclicamente eccessi di offerta e crisi, superate da nuovi momenti di espansione e sovrapproduzione. Per ovviare a questo inconveniente, i produttori trovarono alcuni metodi per moderare la concorrenza e regolare la quantità (ed il prezzo) dei prodotti immessi nel mercato: le fusioni fra aziende, la creazione di cartelli, e la presenza dei medesimi amministratori nei cda di più aziende (mi ero fatta l’idea che si trattasse quest’ultimo di un fenomeno recente, dell’ultima ventina d’anni, e invece…). Continua a leggere

La crisi dello Stato liberale /2

O Fiume o morteL’Italia usciva dalla guerra con un debito estero mostruoso nei confronti dei Paesi dell’Intesa, una classe politica screditata e la diffusa percezione che ai sacrifici sopportati per sostenere l’azione bellica non fosse stata corrisposta una ricompensa adeguata né sul piano interno, con l’impoverimento del ceto medio e la mancata distribuzione delle terre ai contadini promessa dall’esecutivo negli ultimi mesi di guerra, né sul piano internazionale, con l’indifferenza nella quale era caduta una serie di rivendicazioni territoriali (oggettivamente esorbitanti) avanzate dall’Italia.

È in questo frangente che si situa l’ “Impresa di Fiume”, ovvero l’occupazione della città di Fiume (che nel corso della disgregazione dell’impero asburgico fu assegnata alla Croazia) da parte di un un contingente di ex-soldati e soldati in servizio guidati da Gabriele D’Annunzio nel settembre 1919. Continua a leggere

La crisi dello Stato liberale /1

Visto che quello che oggi è diventato il primo partito del paese propone la dissoluzione della democrazia parlamentare, mi son detta che non guasta fare un po’ di ripasso. Non per gridare o fare allarmismo, ma giusto per rimpolpare la mia cassettina degli attrezzi concettuali.

Giovanni Giolitti

In attesa di procurarmi testi selezionati in maniera più mirata, ho rispolverato dallo scaffale su cui giaceva quasi dimenticato questo librettino che raccoglie cinque lezioni risalenti al 1991 nelle quali il Prof. Alatri ripercorre il disfacimento dell’architettura liberale dello Stato.
Si parte da Giovanni Giolitti, che diede la propria impronta (e il proprio nome) alla linea politica seguita nel periodo compreso fra il 1901 ed il 1914 (durante il quale ricoprì vari incarichi di governo). La sua visione politica interpretava il ruolo del governo come arbitro mediatore fra le diverse istanze provenienti dalle categorie sociali: si convinceva gli uni e gli altri ad accettare un compromesso, rinunciando ad alcune rivendicazioni ma vedendone soddisfatte altre. Sotto un politico di politique politicienne, questo atteggiamento prevedeva un continuo allargamento della compagine di governo; oggi si direbbe che perseguiva una politica delle larghe intese. Continua a leggere

Espansione e conflitto /2

Espansione e conflitto[prima parte]

Una volta separate, ad Unione e Confederazione bastò una piccola scaramuccia sul confine per essere trascinate nella Guerra Civile (1861-1865). Oggigiorno pensiamo al Nord vincitore come assai più potente e meglio equipaggiato contro un esercito confederato improvvisato, ma in realtà la situazione iniziale fu di stallo, e di grande confusione. A fare la differenza fu la mobilitazione economica ed una serie di misure centralizzatrici (come l’unificazione dello scartamento dei trasporti ferroviari, l’emissione di una valuta unica, e l’istituzione di uno Stato Maggiore per coordinare più manovre e campagne militari contemporaneamente). Continua a leggere

Espansione e conflitto /1

The Great RepublicDopo un inizio in salita, la lettura di questo corposo libro di storia mi ha inaspettatamente appassionata: ho seguito con sorpresa, apprensione, sconcerto e speranza le giravolte della politica, dell’economia e della società statunitensi della metà dell’Ottocento; un certo sconforto nel constatare il ripetersi, attraverso le innumerevoli variabili di eventi multiformi, della costante della stupidità umana. Se la storia è una grande maestra, forse insegna solamente a riconoscere le avvisaglie dello sfacelo ed a misurare la propria impotenza. Forse anche ad intuire la relatività delle categorie di ordine e rovina.

Nel periodo compreso fra il 1820 ed il 1860 gli Stati Uniti conoscono una fenomenale espansione sia demografica che economica.

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Uomini comuni

Uomini comuni.jpgUno degli aspetti del regime nazista e della Seconda Guerra Mondiale che ho sempre trovato più stimolanti (come sfida intellettuale intendo!!) e più carichi di mistero è la partecipazione ad esso delle persone normali, come potremmo essere voi od io. Si sente spesso dire che Hitler fosse pazzo; anche mettendo da parte le mie riserve sul termine, potrei anche convenire che lo Stato Maggiore nazista fosse una sentita di estremisti preda di una serie di convinzioni tanto lontane dalla realtà da sfiorare il lucido delirio. Qui però parliamo di milioni e milioni di persone che hanno cooperato all’assassinio di milioni e milioni di altre persone. La repressione delle opposizioni operata dal regime era intensa, ma non sono mancati episodi clamorosi, a tutti i livelli della società (entro la galassia della resistenza tedesca sono particolarmenter noti il movimento della Rosa Bianca, il tentato assassinio di Hitler) – indici di un movimento carsico ma reale di insofferenza rispetto al regime stesso.Cristopher Browning ripercorre l’attività svolta nelle retrovie polacche, in qualità di Corpo Speciale, da parte del Battaglione 101, ponendosi esattamente il medesimo interrogativo. Continua a leggere