Ottobre 2019

Libri del mese:
Louis DEPERTHES e Laura MAZZOLINI, Storie di naufragi, Odoya
Gustave FLAUBERT, Un cuore semplice, Giulio Perrone Editore
Erika BESTENREINER, L’imperatrice Sissi. Storia e destino di Elisabetta d’Austria e dei suoi fratelli, Mondadori
Benedict ANDERSON, Comunità immaginate. Origine e fortuna dei nazionalismi, Manifestolibri²
Emilio LUSSU, Marcia su Roma e dintorni, Einaudi

Libri ricevuti in regalo:
Simon Gunn & Lucy Faire, Research Methods for History, Edinburgh University Press

Musica del mese:
The Beatles, Your Mother Should Know

Film del mese:
SHINKAI Makoto, Weathering with you (天気の子, Giappone, 2019)

TV del mese:
Johan Renck, Chernobyl (Regno Unito-Stati Uniti, 2019, 5 episodi)

Radio del mese:
Le belve (Radio Capital)

Settembre 2019

Libri del mese:
DAZAI Osamu, La studentessa e altri racconti, Atmosphere
Timothy WALKER, Plants: A Very Short Introduction, Oxford University Press
Elisabeth BURNAT, Sissi sul trono degli Asburgo, Fabbri Editori
Booth TARKINGTON, Alice Adams, Elliot

Libri comprati:
Dawn POWELL, La mia casa è lontana, Fazi
David HUME, Sul suicidio e altri saggi morali, Laterza

Libri donati:
Vasilij GROSSMAN, Vita e destino, Adelphi

Musica del mese:
Alanis Morrisette, Jagged Little Pill
Nancy Sinatra, These Boots Are Made for Walkin’
The Mamas & The Papas, Dream a Little Dream of Me
The Beatles, Help

Film del mese:
LEE Chang Dong, Burning (버닝, Corea del Sud, 2018)

TV del mese:
Lars VON TRIER, The Kingdom – Il regno (Riget, Danimarca, 1994, 5 episodi)

Agosto 2019

Libri del mese:
Giorgio MONTECCHI, Storia del libro e della lettura: dalle origini ad Aldo Manuzio, Mimesis
BANDI, L’accusa, Rizzoli
Elizabeth GASKELL, Wives and Daughters, Penguin

Libri abbandonati:
LEE Eung-Jun, Vita privata di una nazione, Atmosphere >> ho letto un centinaio di pagine, ma non capivo dove andava a parare e ho lasciato perdere; può darsi che ritenti la lettura in futuro

Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /3

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Circuito E: Sado-populismo
Sebbene la campagna referendaria per il Leave abbia attivato tutti questi circuiti – autocommiserazione, fantasia di oppressione, pathos del perdente eroico, retorica del buonsenso – il suo vero carburante è stato il disagio dei tanti che, negli ultimi dieci o vent’anni, hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita e opportunità di lavoro. E che non hanno viste prese sul serio le loro preoccupazioni, né dalle istituzioni nazionali né da quelle dell’Unione. Scrive O’Toole:

«[L’élite tecnocratica europea] ha dimenticato che povertà, disuguaglianza, insicurezza e senso di impotenza hanno ripercussioni politiche drastiche.»
«It [the European technocratic elite] has forgotten that poverty, inequality, insecurity and a sense of powerlessness have drastic political repercussions.» (p. 109)

Ciò che ha messo le ali alla campagna del Leave è stato dare a quel disagio «un nome ed un luogo – immigrati, e burocrati di Bruxelles» (p. 109) attivando tutti i circuiti di cui si è detto. Continua a leggere