Fidanzati dell’inverno

Fidanzati dell'invernoEro in libreria per una commissione, qualche mese fa, quando Fidanzati dell’inverno, con la sua maglifica copertina illustrata azzurra, ha attirato la mia attenzione. Me ne sono incapricciata ancora prima di scoprire che si stava trasformando in un piccolo caso letterario: uno young adult francese con l’ambizione di iniettare nuova linfa creativa e dignità letteraria in un genere che stava correndo il rischio di appiattirsi sul successo commerciale di alcune serie di romanzi, ormai diventati formule.
Quando finalmente l’ho avuto fra le mani, però, sono rimasta piuttosto delusa: dalla trama incerta ai personaggi indefiniti, Fidanzati dell’inverno non riesce a mantenere le sue molte promesse.

Siamo su Anima, ovvero una comunità situata su una delle ventuno colossali isole galleggianti nel cielo note come Arche su cui l’umanità si è rifugiata in seguito ad una non meglio specificata catastrofe di proporzioni immani. La diciassettenne o giù di lì Ofelia lavora come curatrice museale e, come molti (tutti?) i personaggi di questo romanzo, possiede delle facoltà particolari: è una lettrice, ovvero è capace di rivivere le esperienze di coloro che sono entrati in contatto con un determinato oggetto; inoltre è un’attraversaspecchi, perché è in grado di usare gli specchi come porte comunicanti, purché non si trovino a eccessiva distanza gli uni dagli altri; infine condivide con gli altri Animisti la capacità di addomesticare gli oggetti. Come ogni eroina goffa che si rispetti, unisce a scarse attrattive personali (è bassina, occhialuta, ed ha rinunciato a domare la chioma castana) notevoli difficoltà di socializzazione. Ofelia infatti è assai poco propensa ad adeguarsi alle aspettative della società di Anima nei confronti delle ragazze, ovvero sposarsi giovani e mettere su famiglia; preferisce stare rintanata negli archivi del museo. Gli altri Animisti, alle prese con una ragazza così eccentrica, perdipiù bruttarella, assai versata nella sua arte ma asociale, non trovano di meglio che trattarla da fenomeno da baraccone – alimentando ulteriormente la propensione al ritiro sociale di Ofelia. All’inizio del romanzo quindi la troviamo su Anima, infelicemente incompresa dalla sua larga e normalissima famiglia, zero amici e meno che zero amanti, ripiegata sul proprio lavoro.
Tutto cambia quando le Decane di Anima combinano il suo fidanzamento con un giovane dell’Arca Polo, pena il bando perpetuo da Anima. Ofelia china il capo e accetta, sperando che accada qualcosa che mandi tutto a monte. Il promesso sposo di Ofelia, un giovane allampanato, pallido e scorbutico di nome Thorn, ha pochi riguardi per lei e sembra altrettanto poco entusiasta all’idea del matrimonio. Ma nessun deus ex machina arriva a cavare le castagne dal fuoco ad Ofelia, e Thorn ottiene di ripartire senza indugio alla volta di Polo insieme alla sua promessa; si unisce a loro la zia di Ofelia Roseline, con il compito di farle da chapéron fino al matrimonio (tradotto: montare la guardia alla verginità della nipote a beneficio del buon nome di entrambe le famiglie).
L’impatto con il gelido clima di Polo è difficile per Ofelia e per le sue vie respiratorie: da qui fino alla fine la Nostra produrrà più muco nasale che parole o pensieri. Le due sono tradotte in gran segreto alla lussuosa residenza di Berenilde, zia di Thorn di giunonica bellezza e carattere instabile. Confinate nel palazzo, Ofelia e Roseline apprendono a poco a poco la delicata situazione in cui si sono venute a trovare: Polo infatti è dilaniata dalle lotte intestine fra i vari clan, ciascuno in lizza per ottenere il favore di sire Faruk, lo spirito dell’antenato fondatore dell’Arca. Ciascun clan possiede un potere diverso: i Draghi hanno la facoltà di aggredire con la forza del pensiero; i Miraggi producono illusioni; i Nichilisti sono in grado di dissolvere le illusioni dei Miraggi; i membri del clan della Rete sono in contatto telepatico fra loro; gli Storiografi sono dotati di una memoria prodigiosa. I Draghi, il clan di cui fa parte Berenilde, hanno preso il sopravvento con la forza, ma sono pochi, litigiosi, e odiati da tutti. Quanto a Thorn, è in una posizione precaria: figlio illegittimo di un Drago, non è accettato dagli altri membri del clan ma detiene un potere superiore al loro grazie alla sua carica di Intendente, ovvero di ministro delle finanze fiduciario di sire Faruk, e conta di consolidare la sua posizione tramite il prestigioso matrimonio inter-arca con la povera Ofelia.
Un capriccio di sire Faruk conduce Berenilde, e quindi Ofelia e Roseline al suo seguito travestite da personale di servizio, presso Chiardiluna, residenza di Archibald, potente ambasciatore della Rete e impenitente donnaiolo. Costantemente all’erta per non farsi smascherare, siccome Polo pullula di nobili che in odio all’Intendente non si tirerebbero indietro dalla possibilità di attentare alla illibatezza e/o alla vita della sua fidanzata, a Chiardiluna Ofelia sperimenta la dura vita della servitù, lontana mille miglia dallo sfarzo e dalle mollezze dissipate della nobiltà di Città-cielo, facendo la conoscenza del valletto Renard e della meccanica Gaela. E sempre a Chiardiluna finalmente Ofelia scopre il reale motivo del suo fidanzamento con Thorn.

Ambientazione Ghibli/steampunk
C’è un punto sul quale concordo con quanti sono rimasti incantati da questo romanzo: l’ambientazione è capace di solleticare il senso del meraviglioso del lettore. L’immagine delle Arche, gosse isole che galleggiano nel cielo collegate fra loro da aeromobili, è certamente evocativa, così come lo è un mondo in cui la magia convive con tecnologia ed estetica Belle Époque. Non si può non riconoscere l’impronta visiva dell’immaginario di Hayao Miyazaki, la cui influenza Dabos riconosce apertamente (Lupiot, 2015; Boudicca, 2017).

Laputa ha chiaramente influenzato le Arche, Il castello errante di Howl le Rose dei Venti

Gli altri autori a cui Dabos rende omaggio sono J. K. Rowling, per la sua capacità di creare intrecci di mystery a incastro e per la compresenza nel suo mondo di umorismo ed elementi dark; e Philip Pullman, per l’eleganza estetica del suo mondo e per la complessità dei temi che affronta (Lupiot, 2015; Roussel, 2017). Ho apprezzato molto l’onestà di Dabos nel riconoscere il ruolo di questi autori nella creazione del suo mondo (Steven, 2015), come pure la cura scrupolosa del dettaglio tramite una corposa ricerca storica (ad esempio, si è servita dei cataloghi delle Esposizioni Universali del XIX secolo per definire il livello tecnologico del suo mondo: Roussel, 2017). I risultati di questo lavoro si vedono, in termini di solidità e coerenza del mondo delle Arche.
E ora passiamo alle note dolenti.

Geometria della trama
La prima impressione, alla lettura di Fidanzati dell’inverno, è che il romanzo sia lento e non accada nulla. In realtà non è così, succedono un sacco di cose: ci sono il fidanzamento, il viaggio per Polo, l’attentato a Madama Ildegarda, l’arresto di Ofelia, l’ipnosi di Roseline, la caccia dei Draghi. Perché allora la storia sembra non andare da nessuna parte? Penso che parte della risposta si possa trovare osservando la geometria della trama e facendo alcune considerazione in merito ai romanzi seriali.
I romanzi seriali possono essere autonomi e condividere fra loro solamente l’ambientazione ed alcuni dei personaggi, oppure concorre a costruire una narrazione unitaria. Per capirci, i gialli di Maigret fanno parte della prima categoria, mentre la seconda, salita alla ribalta nell’ultima quindicina d’anni grazie ad Harry Potter ed al revival de Il Signore degli Anelli, comprende serie come Hunger Games, Cinquanta sfumature, e anche L’Attraversaspecchi. Il primo romanzo di una serie a narrazione unitaria deve compiere un doppio salto mortale con avvitamento, perché deve gettare le premesse della narrazione unitaria che sarà sviluppata e risolta dai romanzi successivi mentre racconta una storia compiuta, se può.

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Prendiamo ad esempio La Compagnia dell’Anello: Tolkien introduce i personaggi principali ed il conflitto di fondo dell’intera trilogia (lo scontro fra Saruman e popoli liberi per la conquista dell’Anello ed il dominio sulla Terra di Mezzo), ma sviluppa anche un arco narrativo completo (il cammino di Frodo come portatore dell’Anello insieme alla Compagnia). Questa duplice dimensione drammatica si coglie molto chiaramente nell’episodio del Consiglio di Elrond, all’interno del quale hanno luogo due snodi fondamentali: la fondazione della Compagnia dell’Anello costituisce la piattaforma narrativa del romanzo, che ne seguirà il cammino fra disavventure e defezioni, per concludersi con l’abbandono della Compagnia da parte di Frodo e Sam; la missione della distruzione dell’Anello di cui si investe Frodo durante il Consiglio, invece, lega insieme tutti e tre i romanzi, e troverà risoluzione solamente nel terzo.
È interessante notare la posizione piuttosto avanzata del Consiglio di Elrond all’interno del romanzo: in effetti, considerando unicamente l’economia del primo romanzo, si sarebbe potuto collocare prima in modo da lasciare maggiore spazio alle avventure della Compagnia dell’Anello; Tolkien, invece, avendo ben presente la sua funzione chiave entro l’arco narrativo della trilogia, lo colloca poco dopo la metà, concedendo maggiore respiro alla preparazione tanto di Frodo quanto del lettore alla missione che li vincolerà insieme per il successivo migliaio di pagine.

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Mi sono soffermata così a lungo su La Compagnia dell’Anello non perché la sua struttura sia prescrittiva e tutti gli autori di trilogie debbano imitare le scelte di Tolkien (è già stato ampiamente fatto, e generalmente fatto male), ma perché è un buon esempio di romanzo che funziona molto bene sia come narrazione autonoma che come sezione introduttiva di una narrazione molto più ampia, e perciò può essere utile come pietra di paragone.
Come se la cava invece Fidanzati dell’inverno? Riesce a costruire un arco narrativo autonomo e, allo stesso tempo, a gettare le premesse della storia che si svilupperà nei tre romanzi successivi? Le risposte sono, rispettivamente, no e forse, ma per il momento non abbiamo modo di saperlo.

Come accennavo sopra, nelle 500 pagine di Fidanzati dell’inverno ci sono viaggi, disavventure, aggressioni, congiure e inganni, eppure se ne riceve un’impressione di piattezza. Il fatto è che non c’è tensione. Dabos stenta a far decollare la storia perché gli eventi si succedono l’un l’altro, ma non c’è una chiara progressione: i moderati picchi di tensione che creano si disperdono, non sono organizzati in un crescendo.
Il romanzo inizia con una premessa forte: un fidanzamento che la protagonista Ofelia non desidera, ma è costretta ad accettare. A causa del fidanzamento, deve trasferirsi in un ambiente sconosciuto e ostile. Ma dopo l’arrivo di Ofelia su Polo, la storia si perde. Dal momento che la storia è focalizzata interamente su Ofelia, ma Ofelia non ha desideri, un obiettivo, o una missione, la trama non ha un collante; ciascun evento produce una certa quantità di tensione, che però si esaurisce al suo scioglimento, senza creare frizione con l’arco narrativo del romanzo nel suo complesso. A Polo, Ofelia viene segregata, seviziata, coinvolta suo malgrado in una congiura, ma tutto questo non conduce a nulla.

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Sarebbe stato molto diverso se, ad esempio, parlando con Thorn durante il viaggio verso Polo, Ofelia avesse deciso di far funzionare il fidanzamento: l’accettazione dei soprusi che subisce nel corso del romanzo avrebbe acquisito un senso, ed il disinganno seguito alla scoperta delle vere intenzioni di Thorn e Berenilde rispetto al fidanzamento avrebbe avuto una risonanza emotiva ben maggiore, andando a costituire una premessa interessante per il proseguo della tetralogia, anche se il romanzo si fosse concluso con il mantenimento del fidanzamento. Non era necessario che Ofelia prendesse questa decisione: la risoluzione a trovare una scappatoia per far sciogliere il fidanzamento, rafforzata da soprusi e inganni subiti e frustrata dalla mancanza di potere di Ofelia, sarebbe stata altrettanto efficace (avrebbe potuto costituire la premessa ad una interessante ricerca di potere personale su Polo di Ofelia). Il punto è che sarebbe stata necessaria, da parte di Ofelia, una presa di posizione, anche fallibile e provvisoria (anzi: meglio se fallibile e provvisoria) che orientasse le sue azioni nel resto del romanzo; invece rimane in attesa degli eventi. Il risultato di questa indeterminatezza è un arco narrativo labile, oltre che una caratterizzazione debole. La stessa Dabos ha riconosciuto come il problema della lentezza nell’avviamento della storia le sia stato segnalato spesso dai lettori (Steven, 2015).

Non è chiaro invece in che modo Fidanzati dell’inverno contribuisca alla trama unitaria della tetralogia. Certo, per farsene un’idea l’unica sarebbe leggere anche i romanzi successivi, e siccome l’ultimo non è ancora stato dato alle stampe nemmeno in Francia, occorre sospendere il giudizio. Vorrei però osservare un paio di cose: la prima è che nel corso del romanzo vengono introdotti diversi personaggi e vengono spiegate le regole del mondo delle Arche, ma non viene individuata una traiettoria – non necessariamente una missione o un obiettivo antagonistico – di portata tale da orientare l’intera serie. Per intenderci, arrivati in fondo a Twilight ci si chiede se Bella riuscirà a coronare il suo sogno d’amore con con Edward; in fondo a La Compagnia dell’Anello ci si chiede se Frodo riucirà a distruggere l’Anello e a salvare la Terra di Mezzo; terminato Harry Potter e la pietra filosofale ci si chiede se Harry & co. riusciranno a sconfiggere Voldemort; ma arrivati in fondo a Fidanzati dell’inverno ci si chiede se Ofelia riuscirà a fare… cosa? Cosa dovrebbe fare? Cosa vorrebbe fare? Non lo sappiamo noi e non lo sa nemmeno Ofelia.
Perdipiù, non si capisce affatto se l’arco narrativo unitario de L’Attraversaspecchi si svilupperà sul piano psicologico (crescita di Ofelia), romantico (Ofelia x Thorn? Ofelia x Renard? Ofelia x Archibald? Ofelia x Gaela?), sul piano politico (ad esempio, rovesciando l’insensato regime autocratico di Sire Faruk), cosmico (rimedio alla catastrofe che ha framentato il mondo in Arche), o sociale (mi piacerebbe vedere sovvertito l’abominevole sistema sociale fondato sull’onore del maschio di famiglia che vige su Polo, come pure l’abominevole sistema sociale di Anima che tratta le donne alla stregua di uteri in vendita), o tutte queste cose insieme, o che altro, perché Fidanzati dell’inverno non è né carne né pesce né vitello tonnato.
Ogni ulteriore sviluppo è rimandato al secondo romanzo, Gli scomparsi di Chiardiluna, ma basare la direzione della trama ed il ruolo dei personaggi di un romanzo sulla promessa che nel successivo acquisiranno senso mi sembra assurdo; detto altrimenti, Fidanzati dell’inverno sembra voler propinare 500 pagine di fumo dietro la promessa che in altre 500 potrebbe arrivare l’arrosto.

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Ofelia e Thorn in un’illustrazione di Miss Holly/Laëtitia Bachellez

Personaggi elusivi
Uno dei problemi che ho avuto nel corso della lettura è stata la convivenza con il personaggio di Ofelia: il suo atteggiamento è straordinariamente passivo. C’è modo e modo di essere passivi: ad esempio Fanny Price in Mansfield Park, di cui ho parlato in un post precedente, criticatissima per il suo comportamento passivo, ha in realtà una vita interiore molto intensa e tormentata, alimentata dalla frizione fra il suo desiderio (l’amore per Edmund), la sua personalità (caratterizzata da riserbo e rigore morale), e la condanna all’inazione per via della sua posizione sociale di parente povera; tutti questi contrasti rendono la narrazione, benché apparentemente priva di eventi di rilievo, movimentata e appassionante.
Ofelia, per contro, è assai meno dinamica. Il narratore, secondo uno stilema tipicamente young adult, è schiacciato su di lei e ne riporta impressioni, sensazioni ed emozioni momento per momento; ma tutta questa vita interiore spicciola non è inserita nella cornice dei suoi desideri e dei suoi valori. Solo che il silenzio su desideri e valori di Ofelia priva di spessore la narrazione delle sue esperienze, con il risultato di dare poca consistenza al suo personaggio ed alle sue azioni nonché, come si è visto sopra, di affossare il movimento della trama. Se invece fosse chiaro ciò che Ofelia vuole, non sarebbe necessario specificare continuamente le sue impressioni su tutto e tutti, perché il lettore potrebbe desumerle sulla base di quanto già sa. Il paradosso è che questo accade con il personaggio che più di ogni altro dovrebbe essere l’incarnazione della chiarezza interiore, visto che la sua capacità di attraversare specchi si baserebbe sulla consapevolezza di sé!
Per il resto, Ofelia non si discosta molto dal tipo dell’eroina da shōjo manga di ambientazione scolastica: tremendamente imbranata, intimidita dalla cosapevolezza di non essere né bella né brillante, ma leale, onesta e sincera, inconsapevolmente capace di toccare il cuore delle persone.
Su Thorn invece c’è poco da dire: incarna alla perfezione il tipo del personaggio kūdere, ovvero impassibile, chiuso in se stesso, restio a manifestare qualsiasi tipo di emozione. Lui sì che ha fin dall’inizio le idee chiare, ma è bene attento a non scoprire le sue carte.

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Ofelia e Thorn in un’illustrazione di Miss Holly/Laëtitia Bachellez

La relazione che si sviluppa fra questi due tipi di personaggi generalmente ha questa dinamica: iniziamente lei prova per lui solo un rispetto venato di timore, ma inizia a provare del tenero man mano che scopre sentimenti ed emozioni sotto la scorza di indifferenza di lui; lui invece inizialmente reagisce con fastidio alle invasioni di campo di lei, tantopiù che spesso e volentieri lo caccia in situazioni imbarazzanti di cui avrebbe fatto volentieri a meno, ma il contatto con la generosità di spirito di lei gli insegna a fidarsi, e scioglie lo strato di ghiaccio in cui credeva che il suo cuore sarebbe stato avvolto per sempre. Questo tipo di voltaggio emotivo funziona molto bene, e infatti gli esempi di coppie così non mancano, da Sabrina e Linus a Maya Kitajima e Masumi Hayami.
Il che va bene, eh, non c’è bisogno di essere originali a tutti i costi. L’importante è gestire bene la narrazione. In Fidanzati dell’inverno non c’è pressoché niente, Thorn è molto assente e Ofelia ha un breve episodio di Sindrome di Stoccolma dal quale si riprende quando si rende conto che Thorn non è stato del tutto franco con lei sul motivo del loro fidanzamento. Considerando che, stando alla stessa Christelle Dabos,

«Leur relation représente un peu la colonne vertébrale de l’histoire, qui n’est évidemment pas qu’une histoire d’amour. Mais mon plaisir d’auteur, c’est de suivre leur évolution psychologique.»
«La loro relazione rappresenta la spina dorsale della storia, che, evidentemente, non è soltanto una storia d’amore. Ma il mio piacere di autrice è seguire la loro evoluzione psicologica.» (Roussel, 2017)

quello che si legge in Fidanzati dell’inverno è davvero poco, sia in termini di crescita personale dei due protagonisti che di evoluzione della loro relazione. Si tratta di un altro componente rimandato ai romanzi successivi (e non sono l’unica ad essersi accorta che l’elemento romantico manca o è zoppicante: Sodini, 2018; Zodiaco, 2018).

In buona sostanza, gran parte dei problemi di questo romanzo derivano dalla carenza di caratterizzazione della protagonista, cosa che però, in un tipo di romanzo che adotta lo schiacciamento del narratore sullo sguardo del/la protagonista tipico degli YA, si ripercuote sull’intero edificio narrativo, perché l’esperienza che noi lettori abbiamo degli altri personaggi e del mondo del romanzo è limitata a quella che ne ha lei. Perdipiù Dabos non ha una buona gestione del ritmo, e dopo i primi capitoli perde per strada anche gli accenni di stile della prosa.
La mia impressione è che Dabos abbia tentato di scrivere un romanzo troppo grande per lei in quel momento. Gallimard avrebbe potuto farle fare pratica di scrittura con un romanzo autoconclusivo, sempre ambientato nel mondo narrativo de L’Attraversaspecchi (tanto con 21 Arche il potenziale di spin-off è pressoché illimitato), prima di buttarsi in una saga da 2000 pagine con una caterva di personaggi. È proprio un peccato che il romanzo sia così debole, perché il mondo narrativo è fra i più intriganti in cui mi sia imbattuta negli ultimi tempi. Dabos ha detto che la revisione del primo romanzo le ha insegnato molto, perciò immagino che ne Gli scomparsi di Chiardiluna (la cui uscita è stata annunciata per gennaio del prossimo anno) la sua scrittura sia cresciuta, ma la lettura di Fidanzati dell’inverno è stata così sofferta che non so proprio se scommettere sul secondo romanzo. Ci sono tanti altri libri da leggere, dopotutto.
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Valutazione complessiva: aaa_arancia(shimizumari) aaa_arancia(shimizumari)

Ho consultato
🧣Armelli, Paolo. “Libri da leggere, estate 2018.” Wired, 3 luglio 2018. https://www.wired.it/play/libri/2018/07/03/libri-leggere-estate-2018/
🧣Boudicca. “Interview de Christelle Dabos.” Le Bibliocosme, 15 novembre 2017. https://lebibliocosme.fr/2017/11/15/interview-de-christelle-dabos-novembre-2017/
🧣Lazzarini, Nicoletta. “Fidanzati dell’inverno – Recensione.” Università di Padova – GRIBS Gruppo di Ricerca sulle Biblioteche Scolastiche, 29 giugno 2018. https://gribs.fisppa.unipd.it/recensione/christelle-dabos-fidanzati-dellinverno/
🧣Lipperini, Loredana. “L’Italia tifa fantasy. Non è fantastico?” La Repubblica, 15 aprile 2018. https://www.edizionieo.it/review/7652
🧣Lupiot. “Entretien avec Christelle Dabos.” Allez vous faire lire, 15 dicembre 2015. https://allezvousfairelire.com/2015/12/15/interview-de-christelle-dabos/
🧣Minervini, Sara. “Young adult fiction: la rivincita della narrativa giovanile.” Finzioni, 30 aprile 2012. http://www.finzionimagazine.it/news/approfondimento-news/young-adult-fiction-la-rivincita-della-narrativa-giovanile/
🧣Principi, Donatella. “Fidanzati dell’Inverno di Christelle Dabos.” Lega Nerd, 25 giugno 2018. http://leganerd.com/2018/06/25/recensione-fidanzati-dellinverno-di-christelle-dabos/
🧣Roussel, Frédérique. “Par ici les sortilèges. Rencontre avec Christelle Dabos.” Libération, 7 luglio 2017. https://next.liberation.fr/livres/2017/07/07/par-ici-les-sortileges-rencontre-avec-christelle-dabos_1582385
🧣Sodini, Salomé. “Fidanzati dell’inverno”: imparare ad affrontare noi stessi e il mondo che abbiamo intorno. Soft Revolution, 10 ottobre 2018. http://www.softrevolutionzine.org/2018/fidanzati-dell-inverno-imparare-ad-affrontare-noi-stessi-e-il-mondo-che-abbiamo-intorno/
🧣Steven. “L’interview de l’auteure Christelle Dabos.” Steven’s Books & Co, 1 settembre 2015. http://stevensbooks.fr/linterview-de-lauteure-christelle-dabos/
🧣Yukine. “Tsundere, Kuudere, Yandere e gli altri stereotipi caratteriali di anime e manga.” Hanahaki, 20 aprile 2017. https://www.hanahaki.com/tsundere-kuudere-yandere-dandere-gli-stereotipicaratteriali-di-anime-e-manga-giapponesi/3/
🧣Zodiaco, Ilenia. “‘Fidanzati dell’inverno’: alla scoperta di un fantasy ricco di citazioni, in cui tutti (o quasi) mentono.” Il Libraio, 2 maggio 2018. https://www.illibraio.it/fidanzati-dellinverno-fantasy-764456/

Un ringraziamento speciale a Lady Holly/Laëtitia Bachellez, un’artista francese che mi ha consentito di utilizzare le sue illustrazioni. Potete ammirare e acquistare i suoi lavori su Artstation.
Special thanks to Lady Holly/Laëtitia Bachellez, a French illustrator who gave me permission to use her art in this post. You can check and purchase her works on Artstation.
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Titolo: Fidanzati dell’inverno
Serie: L’attraversaspecchi #1 (La Passe-Miroir. Livre 1)
Autrice: Christelle DABOS
Editore: Edizioni e/o Anno: 2018 (Edizione originale: 2013) 505 pagg.
Titolo originale: Les fiancés de l’hiver
Illustrazione di copertina: Laurent Gapaillard
Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
EAN: 978-88-6632-945-9

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